www.beerhousecasale.it - NEWS www.beerhousecasale.it News di www.beerhousecasale.it Beer House Casale it-IT <![CDATA["NOTTE DI GHIACCIO"]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpApertura straordinaria fino alle 24.00
Assaggio panettone alla birra e Birra di Natale

Sabato 17 dicembre, in occasione dell'iniziativa "Notte di Ghiaccio" - organizzata dall'Associazione Commercianti Casale C'è - Beerhouse propone un'apertura straordinaria fino alle 24.00 e offre un piccolo assaggio di panettone alla birra in abbinamento alla Birra di Natale.

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<![CDATA[PRESENTAZIONE BIRRE]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpSabato 24 settembre alle ore 18.30 nel nostro locale presenteremo le Birre del "birrificio in Genova Maultus Faber" con la partecipazione del Mastro Birraio.


Verranno proposte 7 tipologie di birra abbinate a stuzzichini.


Costo degustazione Euro 10,00


INFO E PRENOTAZIONE (Necessaria) 334/5276419

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<![CDATA[Birra 2.0: i migliori blog]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpSe in Italia la birra artigianale corre così forte lo si deve anche al web. Per difendere quest'affermazione che a qualcuno può apparire bislacca o magari autocelebrativa, vista la natura del nostro magazine, ripercorreremo la breve cronistoria dell'italica birra artigianale, per prendere atto dell'importanza centrale della rete. Partiamo dagli esordi, negli anni 90, quando il primo luogo d'incontro di aspiranti birrai, appassionati, homebrewers, degustatori alle prime armi, erano proprio i forum e i newsgroup, come lo storico, oggi piuttosto abbandonato, it.hobby.birra; "piazze" dove scambiare preziose informazioni, consigli, condividere successi e problematiche. Non bisogna quindi sottovalutare il ruolo del web come ricettacolo e veicolo di informazioni e riflessioni a tema birra. Se si considera infatti l'assenza di una consolidata tradizione birraria, di scuole di formazione diffuse, e quindi di know-how, unita ad una bibliografia sull'argomento al tempo a dir poco scarsa e presente soltanto in lingua originale, si capisce l'importanza che per produttori professionisti e homebrewers, ricopriva l'incontro virtuale. Una realtà, quella on-line, diventata teatro anche di numerose polemiche e duri scontri tra i protagonisti e i personaggi autorevoli, che hanno scelto per farsi sentire il web, fin da subito la casa dalla "grande famiglia" della birra artigianale.

Nei primi anni del 2000 cominciarono ad apparire i primi siti esclusivamente dedicata alla birra di qualità come lo "storico" MaxBeer di Massimo Max Faraggi datato 1997, il sito dell'esperto homebrewer Davide Bertinotti (2000), o il ben noto portale Mondobirra di Marco Tripisciano (2003). Con la crescita e il successo della birra artigianale nacquero siti in grado di offrire informazioni e servizi particolari come Microbirrifici, utile mappatura dell'Italia birraria per tenere sott'occhio la crescita tumultuosa dei piccoli birrifici, o come la nostra rivista, Fermento Birra, la prima a proporre un'informazione dal taglio giornalistico nel settore (2007), o ancora il recente podcast Birradio.

Un momento importante della comunicazione si registra agli inizi del nuovo millennio, quando anche in Italia il web diventa 2.0 e segna l'avvento di blog e social network. Seppur lentamente (i primi casi si verificano dopo il 2006) alcuni appassionati scelgono di utilizzare questo nuovo strumento per parlare di birra e confrontarsi con gli altri birronauti. Visto il successo dei blog, per numero e persone coinvolte, abbiamo pensato di offrirvi una carrellata di presentazione dei più autorevoli.


BIRRAGENDA

Tra i primi, se non il primo, a dar voce ai propri pensieri birrari fu il giornalista enogastronomico Maurizio Maestrelli che nel settembre 2006 pubblicava il suo primo post su Birragenda, creando il proprio "pulpito" sulla piattaforma blogspot. Grazie alla competenza (Maurizio scriveva di birra già in anni non sospetti), e dell'abilità narrativa dell'autore, il blog si distinse subito per pezzi molto godibili e riflessioni interessanti affrontati sempre con uno stile ironico, mai piccato o polemico. L'unico neo è la frequenza di aggiornamento, determinante per il successo di un blog, oggi per fortuna in netta crescita rispetto al passato. Recentemente ha raddoppiato la sua attività di blogger scrivendo su Fuori di Luppolo, blog inserito nel network I Love Beer, promosso dal gruppo Heineken Italia.

CRONACHE DI BIRRA

Nel 2008 Andrea Turco, dopo l'esperienza da fondatore dell'associazione Domozimurghi Romani, di cui è ancora presidente, diede vita a Cronache di Birra. Punto di riferimento per molti appassionati questo blog ha saputo colmare un vuoto: offrire un aggregatore di notizie in un settore, quello della birra di qualità, in un momento in cui le news erano in continuo aumento così come la voglia di rimanere informati da parte dell'appassionato. Obiettivo centrato in pieno, con un sito che ogni giorno sforna notizie con una regolarità degna di un telegiornale. Dal lunedì al venerdì attorno alle 14.30 "sintonizzandovi" su Cronache di Birra, troverete sempre un nuovo post dedicato alle novità della scena birraria nazionale e internazionale. Un successo confermato anche dal numero di commenti presenti, misuratore della fortuna di un blog, che testimonia l'elevata partecipazione soprattutto di esperti, appassionati e personaggi più o meno noti della scena birraria. Cronache di Birra negli anni si è distinto anche per un'interessante indagine sulla birra artigianale, oltre che per aver ideato e promosso un evento molto particolare come quello della Settimana nazionale della birra artigianale: un contenitore che riunisce sette giorni di iniziative realizzate in tutta Italia e dedicate alla nostra amata bevanda.


 


INBIRRERYA

Nato nel 2008 come il blog ufficiale del beershop online Birrerya, negli anni ha convinto molti appassionati ad abbonarsi ai suoi feed. Tutto merito di un assiduo aggiornamento che ci informa soprattutto sulle ultime novità dal Belgio, ma non solo. Davanti alla testiera c'è l'instancabile Alberto Laschi, collaboratore anche di Fermento Birra, che con il passare degli anni sta facendo di InBirrerya un database ricco di schede di degustazione, storia e viaggi birrari. Grande spazio è dato al rinomato appuntamento Villaggio della Birra, organizzato dagli stessi fondatori del blog in quel di Bibbiano, vicino Buonconvento (SI).


TYRSER'S TAVERN

Tyrser's Tavern è il locale virtuale di Marco Pion meglio noto come Tyrser, che proprio come se fosse seduto al bancone del suo pub preferito ci descrive le sue ultime birre assaggiate, ci racconta preziosissime curiosità storiche legate alla birra e ai suoi stili, oppure ci offre acute riflessioni stimolate da temi attuali. Il blog è impreziosito da una striscia a fumetti, ovviamente a tema birra, che ironizza sulle esagerazioni e sugli atteggiamenti macchiettistici che animano il nostro mondo.

PINTA PERFETTA

Se sei un surfista cerchi l'onda perfetta, se sei un beerhunter la pinta perfetta. Questo il nome del blog aperto nel 2008 da quattro amici sospinti da passione vera per la birra buona e per i viaggi a caccia di nuove prelibatezze da bere. Un blog a più mani, abbastanza aggiornato e attento alle ultime novità della scena birraria nazionale. Molto utile il lavoro di recensione dei migliori locali italiani e stranieri con una pagina dedicata che raccoglie le tutte le visite realizzate dal team di Pinta Perfetta.

HOPPY HOUR

Nel febbraio del 2009 Alessio Leone apre Hoppy Hour, un blog che con il passare del tempo acquista sempre maggiore stima tra gli appassionati, merito di uno stile schietto e accattivante che descrive vicissitudini personali, viaggi, degustazioni ed eventi. Peccato che la nuova scommessa dell'autore, che lo vede impegnato in prima linea con il birrificio OM, abbia ridotto inevitabilmente il numero dei post. Un diario, ben scritto, di un beerlover.

I BLOG DEI BIRRAI

Da sempre riluttanti ad ogni forma di comunicazione i nostri birrai hanno snobbato strumenti importanti come i social network e il blog. Da qualche anno però sembra che l'attenzione per i nuovi media cominci a destare interesse. Il primo birraio ad aprire una pagina personale è stato Moreno Ercolani del Birrificio L'Olmaia (foto a lato) che nonostante dichiari nella presentazione di non sapere cosa sia un blog, ne riscopre la sua natura più intima, creando con Il birraio della Val d'Orcia, un diario divertente nel quale racconta la sua vita e le sue passioni: birra, musica e viaggi.


Un altro blog che merita la visita, anche se purtroppo al momento poco aggiornato, è quello del Birrificio Italiano. Visitando il Bi-Blog, troverete news sul rinomato birrificio lombardo, ma anche lucide riflessioni da parte di uno dei protagonisti della birra artigianale, il birraio Agostino Arioli.

Tra i birrifici più attivi nel web anche il laziale Birra del Borgo che recentemente ha rinnovato il sito aziendale, rendendolo molto più fruibile e dinamico, arricchendolo con un blog, vetrina delle continue news che vedono protagonista il birrificio.

Degno di nota anche il lavoro comunicativo fatto dal vulcanico birrificio svizzero Bad Attitude (qui il suo blog), distintosi fin dalla nascita per scelte innovative (birra in lattina) ed iniziative particolari anche dai risvolti sociali (si veda il recente progetto Bomb).

Non mancano dunque gli indirizzi utili per chi è in cerca di notizie e pagine dove confrontarsi con idee e pensieri altrui.. e voi avete altri blog da segnalarci? Quale blog giudicate il migliore? Scriveteci se abbiamo dimenticato il vostro preferito oppure votate il nostro ultimo sondaggio per sapere qual'è il blog più votato!

Fonte:  InFermento.it

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<![CDATA[Gli eventi da non perdere: Villaggio della Birra]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpL'agenda di ogni appassionato di birra segna con il rosso la data di questo appuntamento unico, come il Natale o il primo maggio. Il Villaggio della Birra è tappa obbligata: nelle splendide crete senesi, va in scena dal 2006 un vero e proprio meeting tra due culture birrarie, la secolare belga e la spumeggiante realtà italiana. L'occasione è irripetibile per degustare le birre artigianali belghe presenti raccontate dagli stessi mastri birrai.

Per saperne di più e per capire i motivi del successo (si vedano i risultati del sondaggio dalla nostra rivista) di un evento così acclamato dal pubblico dei beerlovers, abbiamo interpellato Gianni Tacchini, proprietario del TNT Pub, locale dove si svolge l'evento, e ideatore della manifestazione.


Ciao Gianni, complimenti per il Villaggio della Birra. Anche quest'anno siamo in trepida attesa, come molti, della tua due giorni per una "full immersion" tra birre belghe di assoluto livello. Quando e come nasce l'idea del Villaggio della Birra?
Durante la mia attività di importatore di birre belghe con Birrerya ho creato dei rapporti molto stretti con i piccoli produttori. Il villaggio nacque come un pretesto per invitarli tutti insieme a casa mia a Bibbiano.

Forse allora è proprio questo il segreto del successo del Villaggio della Birra, un grande evento che nasconde un movente dettato dal piacere di ritrovarsi e dalla passione per le buone birre. Che ne pensi?
Sì, sicuramente l'informalità, la simpatia, la piacevolezza dell'ambiente oltre alla qualità della birra rendono questo evento unico.

Nel 2006 i birrifici coinvolti erano 10 oggi 19 tra italiani e belgi più il corner trappista e lambic per un totale di 53 spine(!!). Un evento in continua crescita..
Il villaggio continua ad ingrandirsi negli anni. Nell'ultima edizione sono stati consumati 1800 litri di birra in due giorni escluse le bottiglie vendute. Pensa che ho richieste di partecipazione da birrifici belgi. Recentemente abbiamo tradotto il sito anche in francese e in fiammingo, facendoci conoscere anche in Belgio.


Ne sono passati di personaggi importanti nelle degustazione da Tim Webb, Ben Vinken (nella foto con il microfono accanto a Kuaska), Joris Pattyn, tutti a duettare con l'immancabile Kuaska. Quale ti ha impressionato di più? Quale tra questi ha formato la migliore coppia con il nostro Kuaska?
Per l'umanità dimostrata direi Tim Webb. Un gran personaggio che mi ha colpito oltre che per la preparazione, per la sua tranquillità e per la capacità di godersela. Come professionista direi Ben Vinken, quest'anno impegnato insieme ad Alberto Laschi in un interessante laboratorio dedicati ai formaggi e birra.
Come coppia con Kuaska ho visto bene Joris Pattyn perché si completano per la differenza di carattere e di approccio alla birra. Certo anche quello con Tim Webb è stato un bel duo per caratura dei personaggi..

Avresti mai pensato che l'evento potesse raggiungere questo successo? Ricordo una prima edizione funestata dal maltempo con una scarsa affluenza..
La prima edizione è stata rovinata dalla pioggia incessante, ma non ci siamo dati per vinti. La seconda a livello meteo siamo stati fortunati ed è stata un'edizione dal successo inaspettato in termini di pubblico. Ma non eravamo preparati da un punto di vista organizzativo a quei numeri e siamo andati un po' in crisi con la parte gastronomica. Adesso la macchina funziona bene e ogni anno miglioriamo sempre qualcosa arricchendo i nostri servizi e l'offerta.


Che rapporto scorre tra birrai italiani e belgi?
All'inizio i belgi erano freddi, non solo con gli italiani ma anche fra loro, tra valloni e fiamminghi. Adesso soprattutto i birrai che vengono ogni anno, si sono molto aperti e il clima è molto festaiolo e produttivo. Sembrerà strano ma alcuni birrai belgi iniziano dei rapporti di amicizia tra loro proprio durante il Villaggio della Birra. E poi si crea un legame forte anche con la nostra terra, penso a Bart Desaeger birraio di Den Hopperd  che è venuto a sposarsi qui a Bibbiano, oppure alla birra di Boelens la Balzello, birra-tributo al nostro paese.

Cosa ne pensano i belgi della birra italiana?
Ti devo dire che assaggiano molto volentieri le birre italiane e sono ben impressionati anche da birrifici molto lontani dal loro concetto di birra. Rimangono incuriositi dai nuovi luppoli che magari loro non usano a differenza degli italiani o da interpretazioni particolari.


Ogni locandina è disegnata da un disegnatore a quale sei più legato?
Sicuramente a quella di Palix, perché è il nostro logo ed è il disegno utilizzato nel primo manifesto (immagine a sinistra). Direi anche quella della seconda edizione di Daniele Marotta, ma anche le altre alla fine sono state create da disegnatori che hanno dimostrato di valere.


Ci sono birrifici che hanno sempre partecipato?
Tra gli italiani L'Olmaia è ospite fisso, tra i belgi Den Hopperd e Boelens.


Hai mai pensato di replicare il festival da un'altra parte in Italia?
In molti me lo hanno chiesto, ma credo non sia replicabile. Si snaturerebbe l'evento e non avrebbe senso. La fortuna del Villaggio è legata al concetto di accoglienza, di una casa aperta a degli amici. Colgo l'occasione per ringraziare tutto lo staff, senza il quale non sarebbe possibile realizzare tutto questo, oltre ad Alberto Laschi, Vanessa Rusci, Stefano Botto alle riprese, e molti altri amici che ci danno una mano importante.


Grazie Gianni per l'intervista, ci vediamo al Villaggio!
Grazie a voi! Vi aspettiamo tutti a Bibbiano!

Fonte: InFermento.it



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<![CDATA[Birreria Menabrea: la storia]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpIl primo birrificio d’Italia fu aperto da Giovanni Baldassarre Ketter nel 1789 a Nizza Marittima, ma appena un paio di anni dopo fu acquistato da un biellese, Giovanni De Bernardi, assieme alla licenza di vendere birra in tutto il Piemonte. Nel 1845 si apriva a Torino la prima fabbrica di birra del capoluogo (la Bosio & Caratsch); vent’anni dopo a Torino si potevano contare già 114 birrerie.

Il Piemonte come “culla” della birra in Italia? Storicamente sì, visto che anche la storia della Menabrea di Biella inizia in quegli anni, nel 1846 per la precisione, quando G. Welf di Gressoney e i fratelli Antonio e Gian Battista Caraccio, nativi di Broglio e caffettieri in Biella, fondano un laboratorio per produrre birra, con l’intento di sfruttare al meglio le acque purissime che sgorgano dalle montagne di Oropa, allora usate principalmente dalla fiorente industria laniera della zona. Nel 1854 i fratelli Caraccio, diventati nel frattempo unici proprietari del birrificio biellese, affittano la birreria a Jean Joseph Menabrea (che con l’Unità d’Italia dal 1861 cambierà il proprio nome in Giuseppe) e Antonio Zimmermann, entrambi di Gressoney, e già soci di una birreria di Aosta,  la Birra Zimmermann, fondata nel 1837 e prima fabbrica nel territorio del Regno di Sardegna ad applicare la tecnica produttiva della bassa fermentazione. Per 95.000 lire di allora, il 13 ottobre del 1864 i fratelli Caraccio cedono definitivamente a Zimmermann e a Menabrea la fabbrica di birra.

Ci vogliono otto anni, e nel 1872 esce dalla proprietà anche Zimmerman sempre più risucchiato dai suoi interessi in Aosta, e prende vita la società G. Menabrea & figli, formata da Giuseppe e i suoi due figli Francesco e Carlo (foto a lato), che diviene proprietaria proprietaria della Premiata Fabbrica di birra e gazeuse G. Menabrea & Figli. Quella di produrre birra e gazeuse riflette una abitudine tipica di quel periodo, nel quale si usava diluire con l’acqua prima e la gassosa poi le birre scure e forti che si era soliti brassare. A Biella, negli stabilimenti della Menabrea, si producono in quel periodo, una bionda pils e una birra scura, tipo Monaco, entrambi molto apprezzate, anche da personaggi più che autorevoli. Nel 1882 Quintino Sella, ministro delle Finanze e fondatore del Club Alpino Italiano, ne elogia le qualità in una sua lettera ufficiale, e nello stesso anno Carlo menabrea, rimasto alla guida della società dopo la morte del padre, viene nominato cavaliere dal re Umberto I.


Con vari avvicendamenti familiari, si arriva al 1896, quando subentra alla guida della società il primo esponente della famiglia Thedy (la stessa famiglia che regge a tutt’ oggi le sorti della fabbrica di birra Menabrea), Emilio, marito di una delle due eredi di Carlo Menabrea, insieme ad Agostino Antoniotti, l’altro cognato. Da quel momento la Birra Menabrea “decolla”, mietendo successi internazionali a raffica. Torino, Parigi, Digione, Monaco: da ciascuna di queste città la birra biellese ritorna plurimedagliata, a consacrazione di una realtà produttiva che vedeva già allora impiegati più di 30 addetti per una produzione annua che si aggirava fra gli 8.000 e i 10.000 hl. Dopo i disastri della prima guerra mondiale, le sorti della birreria si risollevano prontamente, ripartendo da dove si erano fermati, e cioè dai riconoscimenti nazionali e internazionali, che questa volta arrivano da Roma, Bruxelles, Milano e Parigi: è il 1924, l’anno d’oro del birrificio biellese.
 
Arrivando rapidamente ai nostri giorni, la fabbrica di birra Menabrea, confluita nel 1991 nel gruppo Forst (che ne “cura” la distribuzione) nel “risiko” delle concentrazioni birrarie che cambiarono, in quegli anni, il profilo della produzione e della distribuzione birraria in Italia, è ancora sotto la guida della famiglia Thedy (Franco, amministratore delegato, ne incarna la V generazione). Nel 1996, per festeggiare il 150° anniversario dell’apertura del birrificio, la Menbraea ha creato un’edizione speciale delle bottiglie, tutte caratterizzate dalla scritta “150° anniversario” sul collarino della bottiglia. Dal punto di vista produttivo si è passati dai 36/40.000 hl. degli anni ’80 agli attuali 140.000 hl. (circa).

Oggi Menabrea propone una ristretta gamma composta da: la Menabrea Bionda, la Menabrea ambrata, la Menbrea strong ale, la Menabrea 1846, la Christmas beer brassata una sola volta l’anno e la linea Top Restaurant dedicata al segmento della ristorazione. Tredici in totale le medaglie, fra quelle d’oro e quelle d’argento, raccolte dalla Menabrea con le sue birre al World Beer Championship di Chicago fra il 1997 e il 2006.

Come per altri birrifici storici italiani lo stabilimento della Menabrea, da sempre nel quartiere Riva, è un ottimo esempio di archeologia industriale, attentamente e scrupolosamente accudito dalla proprietà. Anche gli ultimi lavori, legati all’ampliamento delle cantine del birrificio, non hanno intaccato la storica facciata dello stabile, nella quale un’edicola votiva costruita decenni fa testimonia ancora oggi la devozione mariana della popolazione della zona, che si radunava presso lo stabilimento birrario quando la Madonna di Oropa veniva portata in pellegrinaggio nella zona del biellese, e la fabbrica della Menabrea era una delle prime tappe del cammino dei fedeli.

Fonte: InFermento.it

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<![CDATA[Beerbecue: birra e barbecue, un matrimonio perfetto! ]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpDurante la stagione estiva, si risveglia dal letargo una specie interessante, l’Homo griglians, una particolare creatura che si nutre esclusivamente di alimenti (per lo più carne, ma anche pesci e vegetali) cotti su griglie roventi, sistemate all’aperto. Questo peculiare individuo, che durante il resto dell’anno si rifiuta di mettere mano ai fornelli, ritrova invece durante la bella stagione la volontà di provvedere al sostentamento del branco e non di rado ingaggia battaglie con i confratelli di specie, per ottenere la supremazia tramite l’indiscusso titolo di Miglior Grigliatore. Un ramo particolare di questa specie, l’Homo birrensis, non è da meno, ed anzi, grazie alle sue conoscenze superiori, è in grado di portare all’interno del sacro cerimoniale del barbecue (per gli iniziati, BBQ) le sue conoscenze, elevandolo ad un livello superiore e dando così vita ad un nuovo rito: il BEERBECUE.

Facezie a parte, la birra è effettivamente una compagna eccezionale per un buon BBQ, cui porta in dote tutta la gamma di aromi, speziature e freschezza di cui la grandissima varietà di birre esistenti dispone e che possono accompagnare, esaltare, contrastare ogni vivanda cotta sulla griglia. Le più tradizionali marinate (con olio, aglio e gli aromi più o meno classici, salvia, rosmarino, ginepro, alloro, …) trovano così un gusto nuovo e interessante impiegando la birra al posto del più consueto vino. In questo caso si può giocare sulle preferenze personali, pur sempre abbinando birre più intense a carni rosse e dal gusto più deciso e prodotti più delicati a carni bianche o pesce, giocando sulle diverse aromatizzazioni, il grado di amaro e di dolcezza, per ottenere gusti sempre nuovi e interessanti.
 
Di seguito vi forniamo anche alcuni spunti da noi creati e testati per provare nuovi abbinamenti per le vostre grigliate.
 
Le nostre ricette per un BBQ con la birra protagonista!

Arrosticini di pollo marinati alla birra


Arrosticini di pollo a cubetti piccoli marinati con succo di limone, pecorino, erbe aromatiche (prezzemolo, rosmarino, erba cipollina), sale affumicato e birra:  questa ricetta “chiama” una ale, fresca e beverina che sappia accompagnare ed assieme contrastare il gusto degli spiedini. Sul campo l'abbinamento con la blanche è risultato armonico e delicato, mentre una bitter ha enfatizzato le note agrumate della marinata, creando, anche come accompagnamento, un gusto più complesso e articolato.
 
Fagottini di manzo marinati alla birra con funghi

Per un grigliata raffinata, sono perfette delle fettine di manzo tagliate sottili (come per il carpaccio) da avvolgere attorno a pezzetto di Brie per creare dei fagottini, da marinare un’ora nella birra. I fagottini vanno poi alternati sugli spiedi con cappelle di funghi champignon e grigliati fino a far fondere leggermente il formaggio. In questo caso la birra deve saper duettare con la sapidità del formaggio e della carne di manzo scottata. Noi abbiamo provato con una belgian ale ambrata che ha contribuito ad esaltare il gusto del formaggio. Abbiamo anche "osato" con una oud bruin che ha donato un gusto più ricco, che ben flirtava con la carne. E se volete strafare… cappelle di funghi porcini al posto degli champignon!
 
Spiedini con salsa alla birra


I classici spiedini diventano qualcosa di indimenticabile con una salsa simil-barbecue, ovviamente a base di birra. In un piccolo tegame dai bordi alti, rosolare ½ cipolla tritata e ½ pomodoro affettato in 1 cucchiaio d’olio extravergine, salare leggermente e, sfumare con 3 cucchiai di aceto di mele. Unire 2 cucchiai di miele d’acacia, 2 cucchiai di ketchup, 1 cucchiaino ciascuno di paprika (dolce, piccante o affumicata, a gusto), rosmarino, timo, basilico. Infine, versare 150 ml birra e cuocere fino ad ottenere una salsa densa. Passare con il passaverdure o frullare. Spalmare la salsa sugli spiedini, farli insaporire un’ora o due e grigliarli, spennellandoli ancora durante la cottura, usando un rametto di rosmarino. La birra (per la salsa ed in accompagnamento)? Perfetta un'american pale ale, anche dalla generosa luppolatura con le note fruttate ed erbacee ben in evidenza ad arricchire la ricca salsa di questi spiedini.

Spiedini di salsiccia e banana al curry

Ancora spiedini, questa volta con un abbinamento apparentemente azzardato, che si rivela invece alla degustazione di incredibile armonia, per stupire e far ricredere anche i più tradizionalisti. Sugli spiedi si alternano stavolta tocchetti di salsiccia e rondelle di banana (di circa un paio di cm di spessore), da spolverare poi generosamente con del curry dolce e marinare nella birra per almeno mezz’ora. Grigliare, spruzzando, al solito, con la marinata durante la cottura. Automaticamente, pensando alla banana e ad una birra non troppo amara, si sarebbe portati a scegliere una weizen, ma abbiamo preferito appaiare questi spiedini ad una saison, magari equilibrata e ben speziata. Con questo matrimonio la birra regge ed esalta perfettamente un piatto che, apparentemente semplice, si snoda tra sapidità, dolcezza e forte aromaticità.
 
Zucchine marinate alla birra

Le zucchine alla griglia sono un contorno classico per il bbq, noi vi suggeriamo di rinnovarle marinandole per 30 minuti con birra, pepe rosa in grani, aglio, olio e sale, prima di grigliarle. Abbiamo stappato una blanche, che si è rivelata un scelta perfetta, perché le note pepate e la scorza d’arancia amara hanno arricchito di profumi e sapori la marinata e le verdure. Da provare anche con una leggiadra pils.

Frutta grigliata alla birra

E come dessert? Niente di meglio che della frutta grigliata, sempre alla birra, naturalmente: alternare sugli spiedini tocchetti di ananas e di pesche noci piuttosto sode, disporli in un vassoio e cospargerli di zucchero di canna e di birra in stile porter. Grigliare fino ad ammorbidire e caramellare leggermente la frutta, spruzzando spesso con la marinata. Noi abbiamo utilizzato una porter piuttosto morbida che ha contribuito con le sue note elegantemente tostate ad enfatizzare la caramellatura della frutta una volta grigliata. Si può anche optare per un'imperial stout per un fine pasto ancora più carico d'emozioni.

Diletta Poggiali
 
Fonte: InFermento.it

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<![CDATA[Birrificio 32 presenta Anniversary]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpIn provinica di Treviso, il Birrificio 32 Via dei Birrai del birraio Fabiano Toffoli ha compiuto lo scorso 25 Giugno 2011 i suoi primi 5 anni di attività, e per l’occasione ha prodotto 900 bottiglie affiancando alle sue 7 birre, (Curmi, Admiral, Nectar, Nebra, Audace, Oppale e Atra) questa nuova birra chiamata Anniversary.
Si tratta di una birra leggera, ovvero di 3,2 % vol. alc ed è nelle intenzioni del birrificio di produrla nuovamente da Agosto 2011 chiamandola però “3+2″ e il colore dell’etichetta sarà Fucsia.

Caratteristiche della birra TRE + DUE
Birra leggera di fermentazione alta e rifermentata in bottiglia dal colore chiaro e leggermente velata. Contraddistinta da un aroma molto fresco e persistente in bocca dopo l’assaggio malgrado il suo volume alcoolico di 3.2 % vol. alc.
L’aroma prevalente è quello dell’agrume. Poi subentrano vegetale e fruttato.
Per ottenere questa persistenza è stata effettuata una miscela di 5 malti tedeschi, 2 tipi di luppolo Belga con dosaggio massiccio, una miscela di spezie e l’azione combinata di 2 lieviti.
Questa birra regge comodamente l’abbinamento con portate dal sapore deciso grazie al suo leggero amaro posizionato sul centro della lingua.
La tre + due racchiude in se le caratteristiche salienti della linea base 32 (Curmi, Audace ed Oppale). In fase di degustazione regala al consumatore fedele del marchio l’essenza dell’azienda in formato “mini”. Come per il resto della produzione 32, questa ricetta vuole offrire il meglio delle culture birrarie Britannica, Tedesca e Belga riformulate.
La tre + due si presenta come una 32 in scala ridotta ma sempre con molto carattere!
Si consiglia, di conservarla in luogo fresco.


 


Fonte: infermento.it

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<![CDATA[Con i piedi per terra: la sfida tra birra e vino!]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpItalia e Francia da sole, producono oltre il 60 per cento del vino dell’Unione Europea. Eppure la birra sta insidiando il vino nelle preferenze dei consumatori italiani: la beve il 72% del Paese, contro il 79% che compra vino. Secondo una ricerca Ispo-AssoBirra, la birra sta esplodendo soprattutto per le scelte dei giovani… E allora in questa puntata una “sfida – confronto” tra due prodotti entrambi di provenienza agricola.



Il mondo delle birre artigianali italiane da alcuni anni è sulla cresta dell’onda per la qualità delle produzioni, la capacità di competere con i paesi più blasonati e la passione con cui tante piccole realtà locali sanno interpretare una delle bevande più antiche del mondo.


Oltre a tutto questo c’è una nuova frontiera, quella seguita dal birrificio La Mata di Solarolo, al momento uno dei pochi in Italia ad aver scelto di chiudere la filiera produttiva. All’interno dell’azienda si coltivano orzo e luppolo, materie prime che per la birra italiana sono tradizionalmente di importazione e che invece qui diventano espressione del territorio e dell’agricoltura locale. I segreti del luppolo, pianta rampicante che può raggiungere anche i 7 metri di altezza e che conferisce alla birra il caratteristico sapore amaro che compensa il dolce del malto ma che è essenziale anche per le sue note aromatiche. Del luppolo si usa


il fiore femmina, inserito durante la bollitura del mosto. Per l’orzo,la varietà più adatta alla maltazione deve essere distico e primaverile. Infine, ripercorreremo le diverse fasi del processo produttivo E per concludere la degustazione di quattro tipologie di birra ad alta fermentazione, tutte rifermentate in bottiglia. Per ognuna il miglior abbinamento gastronomico con i prodotti tipici romagnoli perché l’universo birra è composito e articolato


e non può essere racchiuso nel semplice matrimonio con la pizza.

Dalla vigna alla cucina, dalla barricaia alla tavola – : La Tenuta Poggio Pollino sulle prime colline di Imola , con una vista di incomparabile bellezza su tutta la valle. Da questo promontorio accarezzato dai venti, scendono i filari : Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot e Albana sono coltivati con il sistema di allevamento “cordone speronato”. La vendemmia è rigorosamente manuale per consentire la selezione delle uve migliori.La vinificazione con l’impiego della temperatura controllata, l’invecchiamento nelle barriques e l’affinamento in bottiglia, permettono di ottenere vini eccellenti e raffinati. Il Ristorante offre una cucina regionale a conduzione famigliare basata sulla selezione di prodotti tipici della terra romagnola, accompagnati dai migliori vini prodotti in azienda. Ricette ruspanti della tradizione contadina, dallo stufato di maghetti di pollo, al misto dell’aia (Coniglio, Faraona, Pollo) servito nel coccio, dai taglieri di affettati nostrani e selezioni di formaggi di nicchia (raviggiolo e squacquerone) con marmellate fatte in casa, alle paste fresche al mattarello, e il pane casereccio cotto nel forno a legna e il gnocco fritto senza grassi. Pasta e fagioli, maltagliati e cotiche, Zuppa di cipolle con crostone gratinata Strozzapreti fatti a mano con radicchio, salsiccia e sangiovese . e all’imbrunire si accende il grande camino, dove le carni vengono cotte alla griglia, in particolare il piatto della trenuta, la Costicciata di maiale, per un bel brindisi al sangiovese in purezza.

Il programma settimanale e’ in onda su Odeon tv lunedi’ 1 agosto alle 20.30, ma sara’ anticipato sui canali regionali di Telesanterno in Emilia Romagna dove e’ stato girato, sabato 23 luglio alle 12.30 e martedi’ 26 luglio in prima serata alle 21 .

Fonte: Con i piedi per terra

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<![CDATA[Emanuele Aimi lascia il Birrificio del Ducato]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpNella giornata di ieri è stata resa pubblica una notizia piuttosto clamorosa per quanto riguarda il panorama brassicolo italiano. Con un comunicato stampa redatto appositamente, il Birrificio del Ducato ha infatti ufficializzato l’addio di Emanuele Aimi, uno dei fondatori dell’azienda e da sempre responsabile della parte commerciale. Proprio per il ruolo che ricopriva era facile incontrarlo in degustazioni ed eventi: era naturale associare la sua persona al Ducato e di conseguenza la sua separazione appare particolarmente eclatante. Una separazione che a quanto pare non è stata proprio indolore, visto che i toni del comunicato lasciano trasparire qualche attrito con gli altri soci…
Il motivo del divorzio risiede nella decisione di Aimi di portare avanti un progetto da “solista”, con un proprio pub. In realtà le ragioni sarebbero molto più profonde, poiché nel comunicato gli altri due soci (Giovanni Campari e Manuel Piccoli) affermano esplicitamente che da diverso tempo trovavano “grosse difficoltà a lavorare con Aimi, per cui la sua uscita è stata una scelta obbligata”. Insomma, una conclusione inevitabile per una squadra che ha portato in pochi anni il Birrificio del Ducato tra i più apprezzati produttori brassicoli della nazione.
Analizzando il comunicato, comunque, bisogna ammettere che l’inizio è molto soft:

Squadra che vince non si cambia, si dice spesso. E invece no, a volte la squadra deve essere cambiata, per continuare a portare avanti un percorso di passione, con umiltà, in modo ancor più coeso tra quelli che ci credono veramente. Per questo, dopo quattro anni di lavoro, Birrificio del Ducato saluta Emanuele Aimi, uno dei soci fondatori, colui che si è sempre occupato prettamente della parte commerciale, da oggi alla ricerca di un suo spazio da solista nel sempre più affollato mercato della birra artigianale, aprendo un suo pub.

E’ da qui in poi che i toni diventano decisamente più taglienti:

Nessuno sconcerto, non c’è tempo da perdere: “Da diverso tempo – dichiarano Giovanni (mastro birraio) e Manuel (amministratore del birrificio) – trovavamo grosse difficoltà a lavorare con Aimi, per cui la sua uscita è stata una scelta obbligata”. Nessuna polemica, però: i due soci storici vogliono continuare a far parlare del Birrificio del Ducato solamente per la qualità delle birre e per la loro unicità che deriva da anni di impegno e di ricerca. Ricette provate e riprovate, limate, migliorate e affinate con l’unica volontà di fare birra buona per tutti.

Fino alla conclusione, che conferma un certo attrito e aggiunge un elemento quantomeno enigmatico:

“La nostra – concludono Giovanni e Manuel – è una qualità che non è mai stata frutto dell’improvvisazione, ma del lavoro di tutti che ci ha permesso di portare alto il nome del Birrificio del Ducato ovunque sia andato. Per questo ricordati Emanuele: di Viaemilia ce n’è una sola…!”.

Qual è il significato dell’ultima frase? Mistero. Forse ne sapremo di più quando Aimi partirà con il suo nuovo progetto. Certo che la notizia, anche per i termini nei quali si è concretizzata, ha lasciato spiazzato più di un appassionato, sebbene non abbia sorpreso i più vicini alle vicende del Ducato. Per noi consumatori ovviamente la speranza è che la novità non abbia ripercussioni sull’ottima produzione dell’azienda, che è giustamente considerata una delle più splendenti realtà del panorama nazionale.

Si ringrazia per la collaborazione:
“Cronache di Birra – uno sguardo alla scena della birra artigianale“

Post tratto da Cronache di Birra del 20 Luglio 2011.




Fonte: infermento.it

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<![CDATA[Just Beer, la pinta "pret a boire"]]>www.beerhousecasale.it/newslist.phpSi chiama Just Beer ed è un nuovo modo di bere birra. Se in commercio è possibile attualmente comprare la birra preferita solo in lattina o bottiglia perché non aggiungere il nuovo formato in boccale monodose idoneamente tappato?


 


Da questo è partita l’idea di due imprenditori salernitani capaci di grande ingegno, che hanno studiato un nuovo formato per soddisfare i clienti che fosse igienico al primo uso. Just Beer, questo il nome del brevetto, dà la possibilità di comprare la birra nel boccale ermeticamente chiuso con tappo a vite appositamente studiato per la corretta conservazione della birra.


 


I vantaggi: un bicchiere al primo utilizzo perfettamente igienico, monodose e riutilizzabile, tappo salvafreschezza, rispetto per l’ambiente con meno rifiuti. Il progetto è tutto italiano, prodotto e distribuito da SD Spazio Digitale S.r.l di Salerno. A questo punto viene da farsi una domanda: ma la morbida schiuma in questo caso, che fine fa? Diteci la vostra!


 


Fonte: www.infermento.it

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